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Carta dei vini

Descrizione generale di vino e territorio Isola dei Nuraghi

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini adatti ad essere designati con la indicazione geografica tipica IGT “Isola dei Nuraghi” comprende l’intero territorio amministrativo della Regione Sardegna. Il regolamento e il disciplinare di produzione che onorifica il vino Sardo per eccellenza con l’importante certificazione di IGT, è stato riconosciuto con apposito decreto ministeriale del 30 novembre 2011. Per risalire alla storia di questo importante vitigno ci si è serviti delle molteplici campagne di scavi condotte in diversi siti archeologici della Sardegna che hanno portato alla luce vinaccioli carbonizzati risalenti al 1.300 Avanti Cristo. I vinaccioli ritrovati testimoniano la presenza di una affermata cultura enogastronomica in Sardegna, ancor prima che i Fenici fecero il loro ingresso sull’isola, ovvero tra il IX° e il VIII° secolo Avanti Cristo, periodo considerato come “di riferimento” al quale si faceva derivare l’introduzione delle primi viti domestiche nell’isola sarda. Inoltre, dell’età Romana imperiale e tardo antica, sono state rinvenute decine di anfore vinarie da trasporto.

A riprova della continuità di coltivazione della vite nella zona per alcuni millenni, è opportuno riportare la voce di un registro delle spese dell’Archivio Vaticano, dei primi anni del ‘600, in cui è menzionato l’acquisto di vino bianco di Telava del villaggio di Triei, in Sardegna. Nel corso del periodo che va dal 900 sino al 1'400 vennero emanate le prime norme a difesa delle colture agricole, presenti anche nella “Carta de Logu” di Eleonora di Arborea (1392), codice legislativo che rimase in vigore sino al periodo piemontese. L’uso della vite selvatica da parte dei Sardi ci viene confermato dalla stessa Carta de Logu in cui vi sono disposizioni anche contro il commercio dell’uva selvatica. Venditore e acquirente potevano avere seri problemi: pena pecuniaria e reclusione a volontà del Re.

Vari toponimi in uso in Sardegna fanno riferimento alla vite, si ritrovano molti sinonimi dialettali di evidente origine latina, come “su laccu” per la vasca di pigiatura e “pastinai sa bingia” nel senso di impiantare un nuovo vigneto.

All’inizio del 1300 in epoca medioevale la Sardegna è sotto il dominio Pisano e il Sarrabus e l’Ogliastra vengono individuati dai nuovi dominatori come serbatoi vinicoli. Sulla quantità, qualità e provenienza dei vini nella capitale del regno tra il tre e il quattrocento le notizie non mancano, i flussi di approvvigionamento delineano due correnti: una dalle campagne verso la città; l’altra di vino navigato introdotto in città attraverso il porto. Le campagne circostanti e le ville più o meno vicine, quando la guerra non infuriava, alimentavano Cagliari di mosto e di vino “imbottato” (nelle botti), il generico bianco e rosso sardesco.

Qualche secolo più tardi, il Bacci, nel 1596, scrive dell’abitudine dei sardi a produrre vino dalla vite selvatica. Lo storico Angius, nel XVIII secolo, narra che il “salto di Nurri potrebbe a taluno parere una regione, dove la vite fosse indigena; così essa è sparsa per tutto e con tanta prosperità vegeta porgendo in suo tempo questa spura. Grappoli di acini vario colorati e deliziosi. Essa trovasi in tutte le parti arrampicata alle altre piante, e principalmente sulle amenissime sponde della riva. Nel 1746 un’ampia relazione storico geografica redatta dall’Intendente Generale del Regno, Francesco Giuseppe de la Perrièr conte di Viry dava una particolareggiata descrizione della Sardegna rurale riproponendo l’immagine di una viticoltura capillarmente diffusa in diverse zone dell’isola.

Un capitolo a parte meritano gli studi di biologia molecolare che hanno permesso di stabilire i rapporti genetici di parentela tra la vite domestica (Vitis vinifera sativa) e la sua progenitrice vite selvatica (Vitis vinifera sylvestris), diffusa ancora oggi lungo i corsi d’acqua. Tratti genetici condivisi tra la vite selvatica ed alcune coltivazioni locali (il “Muristellu” molto diffuso nel Nuorese) suggeriscono un legame di parentela tra le due sottospecie e supportano l’ipotesi di un centro secondario di domesticazione in Sardegna. Episodi di domesticazione di vite selvatica da parte di viticultori sono stati individuati dal CRAS (il Centro Regionale Agrario Sperimentale della Regione Sardegna) ora confluito in AGRIS Sardegna (l’Agenzia per la ricerca in agricoltura della Sardegna).

La particolare qualità dei vini della Sardegna è conosciuta da tempo notevole. Dalla fine dell’800 queste particolarità erano state rilevate su basi scientifiche. Il Cettolini, infatti, rileva sia l’elevata densità di impianto per ettaro che si aggirano tra i 7000 e i 7600 ceppi per ettaro, che sono le densità ancora presenti nei vigneti più vecchi e capaci di produrre grandissima qualità; seguita da una ridotta carica di gemme capaci di esprime re una elevata proporzionalità acidimetria che accompagna le uve coltivate in posizioni alte. La tecnica di coltivazione e le forme di allevamento sono quelle tradizionali della Sardegna; i vigneti vengono allevati ad alberello o impostati a controspalliera e potati a guyot o cordone speronato, mantenendo l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta contenendo lo sviluppo delle viti, garantendo quindi produzioni di particolare pregio qualitativo.

 

Le uve e i vini dell’Isola dei Nuraghi

L’Indicazione Geografica Tipica "Isola dei Nuraghi" è riservata ai mosti ed ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione. La denominazione Isola dei Nuraghi prevede le seguenti tipologie di vino che si differenziano per colori e gusto.

 

Isola dei Nuraghi bianco, sia liscio sia nelle tipologie frizzante, spumante. Deriva da uve stramature e segue il procedimento di vinificazione dei vini passito.

 

Isola dei Nuraghi rosso, anche nelle tipologie frizzante, spumante e novello, deriva da uve stramature e segue il procedimento di vinificazione dei vini passiti.

 

Isola dei Nuraghi rosato, che si trova anche nelle tipologie frizzante e spumante.  

I vini a indicazione geografica tipica “Isola dei Nuraghi” bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti dai vigneti composti, da uno o più vitigni, idonei alla coltivazione nella Regione Sardegna, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino. I vini a indicazione geografica tipica “Isola dei Nuraghi” con la specificazione di uno dei vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Sardegna, ad esclusione dei vitigni: Cannonau, Carignano, Girò, Malvasia, Monica, Moscato, Nasco, Nuragus, Semidano, Vermentino, Vernaccia. Riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno l'85% dai corrispondenti vitigni. Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve dei vitigni, idonei alla coltivazione nella Regione Sardegna, fino a un massimo del 15%.

La Vendemmia deve essere svolta rigorosamente a mano, durante le prime ore del mattino. La Vinificazione avviene per macerazione a freddo. Pressatura soffice e decantazione naturale. La successiva fermentazione avviene a temperatura controllata. L’affinamento sulle fecce nobili dura circa 60 giorni. Una piccola frazione del mosto fermenta e si affina su piccoli fusti di rovere francese. Il Tipo di suolo prediletto è prevalentemente calcareo, sono da preferire i suoli derivanti da sedimenti calcareo marnosi.

 

Analisi del vino Isola dei Nuraghi

I vini a Indicazione Geografica Tipica "Isola dei Nuraghi", accompagnati o meno dal riferimento al nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo devono le seguenti caratteristiche.

Isola dei Nuraghi” bianco: colore che dal bianco carta volge verso il giallo ambrato. Il profumo è caratteristico e ricorda l’asprezza del suolo, mentre il sapore, al contrario si esprime con grande dolcezza e secchezza di gusto.

Isola dei Nuraghi” rosso: colore che appartiene alla gamma del rosso rubino tenue e volge verso il rosso granato. L’olfatto esprime note caratteristiche di more e frutti rossi dolci. Il sapore al sorso è secco e dolce, quasi mandorlato.

Isola dei Nuraghi” rosato: colore di rosa pallido che nelle versioni più affinate volge verso il rosa carico, quasi rosso tenue. L’odore, ancora una volta caratteristico rimanda ai fiori e ai campi. Il sapore è dolce ed equilibrato.

 

Abbinamenti consigliati con il vino sardo Isola dei Nuraghi

Il “Bianco” va abbinato con gli antipasti a base di pesce, culurgiones di patate alla menta, risotto alla marinara, risotto ai carciofi, linguine allo scoglio, pesce in umido e alla brace. Si abbiana bene anche con le carni bianche e i formaggi di media stagionatura.

Il “Rosso” si abbina alla perfezione con le carni rosse e i formaggi stagionati.

Il “Rosato” si accompagna con gli antipasti all’italiana, minestre di verdura, primi piatti, pesce arrosto oppure in zuppa.