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Carta dei vini

Descrizione generale di vino e territorio Maremma Toscana

In Toscana, territorio di eccellenze vitivinicole italiane, riconosciuto a livello internazionale, è ben evidente che i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito a ottenere i vini della “Maremma toscana”, sono di fondamentale rilievo. In questa area, infatti, esistono testimonianze della coltivazione della vite che risalgono al periodo Etrusco. Le antiche città etrusche di Vetulonia, Roselle e Sovana, rispettivamente nella parte centro – settentrionale, centrale e meridionale della provincia, le aree nei pressi del lago dell’Accesa a nord, di Ghiaccio Forte, di Marsiliana lungo l’Albegna, di Cosa e la villa di “Settefinestre” presso Capalbio che rappresenta un esempio di villa romana dedita all’attività viticola a sud, sono solo alcuni esempi di insediamenti più o meno rilevanti – come testimoniano alcuni reperti. In particolare, presso Marsiliana lungo il corso del fiume Albegna (Ager Cosanus), è stato rinvenuto un numero consistente di vasellame e pithoi (recipienti particolari per la raccolta del vino proveniente dalla pigiatura delle uve e dai torchi), unitamente a fornaci per la produzione di anfore vinarie, probabilmente, dato che il luogo corrispondeva a un vero e proprio centro di raccolta per i vini che provenivano dalle aree più interne (colline di Manciano e Scansano), trasportati lungo il corso del fiume. 

Su alcune aree della provincia e sul territorio dell’isola del Giglio, sono stati rinvenuti numerosi palmenti in pietra, specie di vasche cilindriche scavate direttamente sulla roccia talvolta ai piedi di un vigneto, utilizzate da etruschi e, più tardi, romani, per la pigiatura e lo sgrondo delle uve. Ma anche alcune pitture sul vasellame di origine etrusca, raffigurando la vite “domesticata” (Coltivazioni vitivinicole), possono essere interpretate come una conferma della familiarità della coltura della vite tra la gente di questo popolo. La dominazione romana accentuò la tendenza al miglioramento delle tecniche di vinificazione, che rimasero insuperate fino al medioevo; in questo periodo storico, la vite acquistò particolare importanza come pianta colonizzatrice, tanto che governanti e feudatari riconobbero la necessità di concedere terre adatte per questa coltura, che ebbe particolare protezione con apposite norme statutarie degli allora feudatari.

Infatti, in occasione delle lottizzazioni dei terreni feudali e poi comunali, furono indicati esplicitamente, “concessioni di terre in zone a vocazione viticola”. Importante, inoltre, fu il ruolo dei monaci benedettini, soprattutto per il recupero e il mantenimento della coltivazione della vite, che si consolidò intorno alle mura dei centri abitati medioevali. Nei secoli che vanno dal 1300 al 1600, come testimoniano numerosi statuti comunali (Comunità del Cotone, comuni di Massa Marittima e Monterotondo, ecc.), si ebbe un ulteriore sviluppo alla diffusione della viticoltura, grazie anche al merito delle grandi famiglie nobili presenti sul territorio, come gli Aldobrandeschi, gli Sforza o gli Orsini.

Durante lo Stato dei Presidi fu nota anche la coltivazione del vitigno Ansonica in molte aree della Maremma meridionale e insulare, così come rilevante divenne, durante la grandiosa opera di bonifica intrapresa nel 1700 dai granduca di Lorena, la diffusione della coltivazione della vite e dell’olivo nelle aree risanate della Maremma, situazione che si protrasse per tutto l’Ottocento e che consentì di sviluppare l’attività vitivinicola, in modo capillare, su tutto il territorio provinciale.

Le zone della provincia di Grosseto che hanno avuto in ogni tempo maggiore possibilità di affermazione nel campo economico e sociale sono quelle che hanno potuto legare la loro fortuna anche alla diffusione della vite. Studiosi di ogni tempo riconobbero i pregi delle uve di questo territorio e l’eccellenza dei vini prodotti.

Sono molteplici, quindi, le motivazioni che portarono alla richiesta di riconoscimento dell’indicazione geografica (I.G.) “Maremma Toscana” Bianco e Rosso con decreto ministeriale 22 marzo 1988, sostituita successivamente, col decreto ministeriale 9 ottobre 1995, con l’indicazione geografica tipica (IGT) “Maremma Toscana”. Alla fine degli anni ’90, tuttavia, si fece più forte la consapevolezza che il territorio della Maremma grossetana poteva aspirare al riconoscimento della denominazione di origine controllata per i vini prodotti nella zona, rafforzata anche dalla nascita del “Distretto rurale” per l’intero territorio provinciale (L.R. 21/2004), il primo riconosciuto in Toscana.

La normativa regionale definisce i distretti rurali “Sistemi produttivi locali caratterizzati da una identità storica e territoriale omogenea, derivante dall’integrazione fra attività agricole e altre attività locali, nonchè dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali”. Il “Distretto”, nato con l’obiettivo di realizzare un “Sistema territoriale di qualità” in modo da concorrere alla crescita e allo sviluppo economico e sociale del territorio, assumendo come principi fondamentali la sostenibilità e l’innovazione, ha consentito di avviare un percorso di valorizzazione delle produzioni locali di qualità e delle biodiversità della Maremma. In questo contesto, la filiera vitivinicola rappresenta sicuramente uno dei punti di forza nel legame prodotto-territorio e la sua valorizzazione comprende diversi fattori intrinsecamente legati tra loro, che vanno dalla qualità del prodotto ai valori storici, culturali e ambientali.

Il riconoscimento per questa nuova denominazione viene attribuito, dopo un lungo percorso, col decreto ministeriale del 30 settembre 2011 per i vini bianchi, rossi e rosati della «Maremma Toscana» incentrati, nelle tipologie “di base”, sulle uve dei vitigni Sangiovese, Ciliegiolo, Trebbiano Toscano, Vermentino e Malvasia bianca lunga, prodotti anche nelle versioni Spumante (solo bianchi), Novello (solo rossi), Vin Santo, Passito e Vendemmia tardiva.

Le uve con le quali si produce il vino rosso toscano Maremma Toscana

I vitigni interessati per la produzione del Maremma Toscana sono numerosi: Trebbiano toscano, Vermentino, Malvasia bianca lunga, Sangiovese, Ciliegiolo, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Alicante, Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Canaiolo nero, Merlot, Syrah, Viognier.

I vini a denominazione di origine controllata impiegati nell’uvaggio del “Maremma Toscana DOC” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica.

“Maremma toscana bianco”, “Maremma toscana spumante”, “Maremma toscana passito” bianco e “Maremma toscana Vendemmia tardiva: Trebbiano Toscano e Vermentino, da soli o congiuntamente. Uno dei due uvaggi deve essere di almeno il 40%. Possono poi concorrere alla produzione di questi vini, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, con l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Vin Santo”: Vinificato con Trebbiano Toscano e Malvasia: da soli o congiuntamente, fino al 50% / 50%. Possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 50%, le uve a bacca bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

“Maremma toscana rosso, “Maremma toscana passito” rosso e “Maremma toscana” novello: Sangiovese, minimo il 40%; possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca rossa provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

“Maremma toscana rosato”: con uve di Sangiovese e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, minimo il 40%; possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca rossa provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

“Maremma toscana Ansonica”, “Maremma toscana Ansonica spumante”: con uve di Ansonica per almeno l’ 85%; possono poi concorrere in minima parte alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, con l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Chardonnay”: con uve di Chardonnay: comprese nell’uvaggio per almeno l’85%; possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, con l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Sauvignon”: con uve di Sauvignon per almeno l’85%; possono inoltre concorrere alla produzione del Maremma toscana Sauvignon, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, con l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Trebbiano”: Trebbiano toscano: minimo 85%; possono inoltre oncorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, on l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Vermentino”, “Maremma toscana Vermentino spumante”: CON UVE di Vermentino vinificato puro oppure con una percentuale minima dell’85%; possono inoltre concorrere alla produzione del Maremma toscana Vermentino, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, con l’esclusione del Moscato bianco.

“Maremma toscana Viognier”: naturaklmente con pregiate uve di Viognier comprese nell’uvaggio per almeno l’85%. Possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino a un massimo del 15%, con l’esclusione del Moscato bianco.

Analisi del vino Maremma Toscana

Per il Maremma Toscana rosso le caratteristiche organolettiche evidenziano un colore rosso granato intenso, sapore spiccatamente fruttato, morbido e persistente, con sentore di frutti rossi maturi.

Abbinamenti consigliati con Maremma Toscana

I migliori abbinamenti sono con i ricchi aperitivi con stuzzicheria salata e piatti freddi. Si abbina alla perfezione soprattutto con i salumi di maiale, il prosciutto, la mortadella, le salsicce, cotte o essiccate e, soprattutto con i formaggi duri o di media stagionatura.

La temperatura di servizio è di 18° Gradi Centigradi. Va servito dopo una decantazione di almeno 1 ora, specie nelle versioni invecchiate o affinate in botte in bicchieri Bordeaux rosso oppure ballon, che convogliano verso il naso l’ampio ventaglio di profumi.